Ma i corsi di scrittura creativa servono davvero?
Personalmente sono molto preoccupata. Non perché sempre più persone manifestano questo desiderio incontenibile di scrivere… ma semplicemente perché non lo hanno imparato a scuola in modo naturale. Questa mancanza di spontaneità , questo bisogno di ricorrere a un insegnamento posticcio, diverso dalla semplice e autonoma lettura, è purtroppo la prova della crisi della creatività ; non di una sua evoluzione, come vorrebbero molti.
Forse l’unica cosa da insegnare a chi vuole davvero scrivere sarebbe questa: l’idea germoglia da sola nella mente e poi nella tecnica, con fatica certo; ma ha in sé tutte le risorse. E’ quasi una fede.[…]
Angela
E’ utile partecipare a un corso di scrittura creativa? E’ indispensabile? E’ tempo perso? E se fosse controproducente? Ecco solo alcuni degli interrogativi sollevati da Angela.
Personalmente, credo che un corso di scrittura possa essere una preziosa occasione per ritagliarsi innanzitutto del tempo per scrivere, tempo che altrimenti sarebbe dedicato ad altro (il lavoro? la palestra? i figli?). Credo che possa essere un’ottima occasione per soffermarci a riflettere sulla nostra scrittura, per osservarla noi stessi e - cosa ancora più importante - per confrontarci con gli altri, per trovare un pubblico obiettivo e critico nei confronti del nostro lavoro.
Nella mia “scuola di scrittura” ideale, non si parla molto di scrittura, piuttosto si scrive. Molto più “laboratorio” che “scuola”.
Ad ogni modo, ho deciso di rigirare questo messaggio, che mi è sembrato particolarmente interessante per le questioni e gli interrogativi che solleva, ad alcuni scrittori e docenti di scrittura, per avere opinioni diverse e per generare un “forum� sull’argomento. Ecco chi ha raccolto l’invito, e mi ha inviato un suo parere in merito: Walter Pozzi, Giampaolo Spinato, Heiko H. Caimi, Giampiero Rigosi, Cristina Pennavaja, Annalisa Bruni. Potete visualizzare i loro interventi scaricando il pdf che riporto qui di seguito:
Il dubbio di Angela (pdf)
Dopo aver pubblicato questi interventi, nel 2004, il dibattito si è acceso, e molti di voi hanno inviato una risposta. La stessa Angela ha fatto delle precisazioni. Ecco i vostri commenti:
Il dubbio di Angela - 2 (pdf)
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E’ importante partecipare ad un Corso di Scrittura, si o no?
Per rispondere a questa domanda bisognerebbe prima capire a cosa servi.
Da come ho potuto leggere nei commenti precedenti, le nozioni aquisite durante un corso aiuterebbero chi vi partecipa ad una conoscenza degli stili e delle tecniche di scrittura fino ad ora note,se non al confronto con altri modi di pensare e quindi ad una sorta di canalizzazione alla pratica della scrittura.
Prendendo in consederazione il fatto che la nostra cultura di apprendimento è basata sullo studio dei classici (gia di per sé la parola classico viene appunto dal latino classicus – distinto, da servir di modello- derivato dalla parola classis-classe ancora oggi usata per definire quella cerchia di persone distinte ed unite nello studio dei classici), sarebbe difficile concepire un apprendimento personale.
Dico personale e non “autodidatta� per definire un insegnamento basato solamente sul proprio modo di esprimersi studiato in se e non al di fuori.
Mi spiego meglio.
Penso che nasciamo ormai con un corredo genetico che comprende già una cultura di base su come mettere insieme i segni della lingua per creare un proprio linguaggio atto a descrivere ciò che ci circonda o una situazione che vogliamo estrapolare dalla nostra fantasia senza far corso a tecniche di narrazione ma impiegando solamente una tecnica che si addica al nostro modo di comunicare.
Quindi la conoscenza di tecniche e stili potrebbe portare lo scrittore ad appropriarsi di caratteri già esistenti, spingendolo inconsciamente ad un processo di omologazione verso un modo operandi classico e per nulla innovativo.
Dico questo perchè tante volte mi rendo conto che, dopo aver letto un libro, se iniziassi la stresura di un racconto ne sarei certamente influenzato.
Questo sicuramente non è un male, ma l’essere influenzato da altri stili, usare degli schemi di scrittura già esistenti è una cosa costruttiva o restrittiva?
Sergio Fistico
“…tante volte mi rendo conto che, dopo aver letto un libro, se iniziassi la stresura di un racconto ne sarei certamente influenzato…”
Beh, basterebbe leggere di più, no? La “tentazione” di imitare passa leggendo e leggendo e leggendo…
Qui tutti vogliamo scrivere, tutti “scrittori”… E se è vera la statistica secondo cui i 2/3 degli italiani leggono MENO DI UN LIBRO L’ANNO, mi viene la pelle d’oca di fronte a tutti gli “aspiranti scrittori che non vogliono essere influenzati dai classici” (sic). E soprattutto, pensando a cosa diavolo possano scrivere…
La Creatività è una dote che va coltivata con molta pazienza ed esercizio. Non esiste NESSUN manuale, NESSUNA scuola che possa instillare “quel” guizzo, “quella” scintilla così particolare. O c’è, o si fa dell’altro. E se c’è, bisogna lavorarci bene sopra. In fondo, saper leggere e scrivere ha la sua utilità anche senza essere per forza dei romanzieri o dei poeti…